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I l dominio della norma non vi era più sufficiente; non potevate più viverci nel dominio della norma; e così vi trovaste a dover entrare nel dominio della lotta. Michel Houellebecq – Estensione del dominio della lotta

Due cose colpiscono a prima vista quando si prende in mano il romanzo di Michel Houellebecq, Estensione del dominio della lotta: il titolo, così altisonante, misterioso, oscuro, e la copertina, con una dozzina d’inverosimili gatti gialli, immortalati in varie pose, nello sfondo bigio di un quartiere cittadino.

Copertina psichedelica e titolo che potrebbe ingannare, perché potrebbe rimandare più a un saggio che a un romanzo. Invece trattasi di romanzo, di un romanzo breve, scritto veramente molto bene; asciutto, onesto, ironico, lucidissimo, permeato da quel seducente pessimismo esistenziale che lo rende accattivante in certi passaggi e mai scontato; un testo da cui emergere rapidamente, rigenerati da un cinismo mai domo, che aiuta a gettare un preciso sguardo sul disfacimento di dell’odierna società, incanalata verso una strada a senso unico, avendo come ultimo approdo il baratro.

A definirlo romanzo è lo stesso Michel Houellebecq, in un passaggio molto bello, già nelle primissime pagine:

Le pagine che seguono costituiscono un romanzo; cioè, chiarisco: una successione di aneddoti di cui io sono il protagonista. […] La scrittura e tutt’altro che un sollievo. La scrittura rievoca, precisa. Introduce un sospetto di coerenza, un’idea di realismo. Si sguazza sempre in una caligine sanguinolenta ma un po’ si riesce a raccapezzarsi. Il caos è rinviato di qualche metro. Misero successo in verità.

Già qui viene proiettata la sofferenza del vivere e dello scrivere, manifestata in prima persona con onesta partecipazione. Poi c’è quella miseria effettiva dell’uomo contemporaneo, connessa alla presa di coscienza dello squilibrio spasmodico della società, abbruttita e ossessionata, osservata sotto diversi punti di vista: uno sfondo di totale decadimento.

E’ un pessimo che personalmente condivido in pieno, un pessimismo ragionato, osservato con cura, descritto con una vena malinconica sublime. Questa melodia descrittiva del protagonista potrebbe sembrare rassegnazione a un certo punto, ma non sarebbe onesto definirla tale. E’ qualcos’altro e lo si capisce se ci s’addentra con meticoloso abbandono nella struttura del romanzo: si tratta di consapevolezza, di raggiungimento di quella conoscenza ideale della vita che ci mostra le cose come realmente sono. Ogni individuo farà i conti con le proprie miserie e con i propri spietati punti di vista prima o poi.

La storia di Estensione del dominio della lotta è quella di un trentenne che lavora in una società di servizi informatici e conduce un’esistenza simbolicamente realistica dei nostri tempi. Un lavoro che si mantiene non per passione ma solo ed esclusivamente per necessità, perché bisogna lavorare, per vivere e per poter contribuire a dar manforte alla società consumistica che necessita di soggetti sempre pronti a dispensare buona parte dei propri guadagni in oggetti di consumo perfettamente inutili. Qualche viaggio di lavoro, poche relazioni sociali, pochissime soddisfazioni ed un sentimento stabile d’insoddisfazione. Questa è la massima sintesi di un personaggio che non faticheremo a trovare se ci guardiamo attorno.

Addentrandoci nel romanzo si riesce a capire anche il senso del titolo. L’estensione del dominio della lotta è rappresentata in prima battuta dal liberalismo economico: estensione che riguarda tutte le età della vita e tutte le classi sociali e in seconda battuta questa estensione è data dal liberalismo sessuale, sempre concernente tutte le età e le classi sociali. Houellebecq lo dice apertamente.

Liberalismo economico e liberalismo sessuale. In Estensione del dominio della lotta sono questi due aspetti, oramai incontrollati, che per analoghe ragioni producono effetti che Houellebecq chiama di depauperamento assoluto. La diretta conseguenza dell’ingigantimento di questi aspetti è il desiderio di voler dominare sugli altri, voler estendere all’estremo consumismo e sessualità. E’ una malattia tutta occidentale questa, che lo scrittore francese analizza senza fronzoli e con grande maestria.

Un’improvvisa sberla mentale mi scaglia nel più profondo di me. […] La ricchezza di ciò che va morendo in me è assolutamente prodigiosa […]Sono al centro del baratro. Sento la mia pelle come una frontiera e il mondo esterno come uno schiacciamento. L’impressione di scissione è totale; ormai sono prigioniero in me stesso. La fusione sublime non avverrà; lo scopo della vita è mancato. Sono le due del pomeriggio.

Il mondo di Houellebecq, presente anche in altri suoi grandi romanzi, (Le particelle elementari su tutti) è questo: un mondo dove le persone sono condannate a vivere una monotonia affettivo-lavorativa spaventosa. Non c’è speranza in questa società, perché solo i più forti riescono ad avere successo in campo sessuale ed economico. A tutti gli altri, protagonista del romanzo compreso, non resta che la solitudine, la nevrosi, la disperazione, il rifiuto. Gli antieroi di Houellebecq , sono presenti ovunque, in varie forme, sotto mentite spoglie e rappresentano oggi i personaggi più veri che ci siano, nuovi figli della modernità tecnologica che aumentano tragicamente in numero esponenziale.

Ci troviamo dinnanzi a un testo chiave dell’esistenzialismo contemporaneo e non caso Michel Houellebecq è oggi uno dei più interessanti e importanti autori del panorama letterario francese.

Una grande opera, una spietata disamina della condizione umana, una prosa che cattura; c’è tutto in Estensione del dominio della lotta, ma soprattutto c’è quella verità che non vogliamo accettare e quella realtà che facciamo finta di non vedere, descritta qui in maniera esemplare.

 


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