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U na grande guida nell'epoca della disinformazione. - Walter Quattrociocchi e Antonella Vicini - Misinformation

Misinformation, ovvero disinformazione. Una disinformazione presente in tutte le forme nel circuito della rete ma anche nei media tradizionali. Ma la misinformation è un termine che si differisce dalla disinformation e si differenzia per un particolare non da poco: nella misinformation la disinformazione non è accidentale ma intenzionale.

Da questa brillante osservazione a pag. 66 si può e si deve partire per attraversare con vivo interesse un testo non solo attualissimo ma incredibilmente utile per comprendere le dinamiche, i mezzi, le tecniche utilizzate e che noi stessi inconsciamente spesso utilizziamo quando ci rivolgiamo al web in quella che è stata ribattezzata l’epoca dell’informazione h24.

Scritto da Walter Quattrociocchi, capo del CSSLab dell’IMT di Lucca, che si occupa di scienze sociali computazionali e dalla giornalista professionista Antonella Vicini, questo testo affronta una delle tematiche più spinose e complesse: la proliferazione nel web di notizie false e infondate, col merito di andare alla radice del problema, analizzando e approfondendo tutte le dinamiche che si celano dietro i meccanismi che ci consentono di stabilire cose è vero o falso, giusto o ingiusto, possibile o impossibile.

Il World Economic Forum (Forum economico mondiale), una fondazione senza fini di lucro che ha sede in Svizzera,  ha inserito la disinformazione digitale nella lista dei “rischi globali”. Un rischio non da poco quindi, perché in grado di assumere non solo risvolti politici e culturali ma perfino terroristici e il luogo dove prolifera senza argine quella che possiamo chiamare la disinformazione perfetta è il mondo dei social network.
Walter Quattrociocchi e Antonella Vicini, con competenza e sinteticità, ci conducono senza pregiudizi a vedere da vicino tutti gli automatismi collettivi e conoscitivi che compongono questo dilagante fenomeno.

L’importanza del testo è evidente fin dalle prime battute e il primo capitolo, L’era della credulità è il giusto prologo per tutte le dinamiche sociali che si affronteranno successivamente.
A tutti è capitato di fare una ricerca su internet e spesso il risultato di quella ricerca coincide esattamente col tipo di risultato che volevamo trovare.
Gli autori iniziano a introdurre tutta una serie di concetti che aiutano il lettore a fare la quadra sulla mole d’informazione che il web fornisce e sugli strumenti che vengono utilizzati per valutare la veridicità delle informazioni che ci giungono.
Già in questo capitolo appare il primo punto chiave, quello della cosiddetta Agenda Setting, che come ricorda il professor Maxwell McCombs, dell’Università del Texas è “il potere dei nuovi media nello stabilire l’agenda di una nazione e nel focalizzare l’attenzione pubblica su alcuni punti chiave”. Qua vale il vecchio assioma della notizia ripetuta: più una notizia è ripetuta più viene percepita come importante.
Ma in definitiva siamo noi che troviamo quel particolare risultato o veniamo indirizzati da “fattori esterni” a trovare quel tipo di risposta? E se diamo per buono il fatto che siamo stati noi a raggiungere quella risposta, per farlo, abbiamo utilizzato la nostra parte logica o la nostra parte emotiva nel processo di selezione delle varie alternative?

Nel nostro paese l’analfabetismo funzionale, ovvero la capacità di leggere un testo ma di non comprenderne il significato raggiunge il 47%. L’Ocse, tra i paesi europei, ci colloca ai vertici di questa triste classifica.
Quasi un italiano su due dunque ha una capacità di analisi elementare. Tradotto, significa che non è in grado di comprendere dettagliatamente la complessità dei fenomeni socio-politici, culturali, religiosi ed etici, riuscendo a trarre da essi solamente una comprensione superficiale e imprecisa.

Come giustamente fanno notare gli autori sappiamo che la rete e soprattutto il mondo dei social network  sono popolati da utenti predisposti a una certa credulità e questo avviene ovviamente anche quando si tratta di notizie palesemente false. A nulla serve l’analisi postuma dell’articolo falso. La notizia, seppur falsa, se conferma o aderisce un minimo al sistema di credenza del lettore in questione verrà confermata comunque perché qua entra in scena il sistema cognitivo dell’individuo.
Un capitolo molto istruttivo a mio avviso è il terzo. Si parla delle Tribù virtuali e vengono introdotti termini che aiutano a capire esattamente la dimensione della tematica trattata.
Concetti come pregiudizio di conferma, inoculazione cognitiva, echo cambers, sono incredibilmente utili per comprendere gli sviluppi di questo contagio sociale ed i continui riferimenti degli autori a situazioni attuali portando esempi concreti confermano la veridicità e la precisione di queste analisi.

Le probabilità che un individuo ha di prendere una determinata decisione piuttosto che un’altra, che va magari nella direzione opposta della prima, deriva da un fattore più quantitativo che qualitativo. Maggiori saranno gli stimoli che egli riceve in una specifica direzione da un certo numero di persone diverse, più alte saranno le possibilità che si inneschi il meccanismo delle catene di stimoli che lo porteranno a propendere per l’opzione dove si sono concentrati il maggior numero di stimoli. In questi frangenti anche l’arte della persuasione, con la sua “duplice faccia, una chiara e una scura”, gioca un ruolo determinante.
Questo meccanismo è alla base del processo di omologazione che investe l’uomo. Egli infatti è disposto ad appiattire la sua identità per riuscire a farsi accettare dal gruppo, barattando il suo desiderio di accettazione con la formazione di un proprio pensiero critico, personale, aperto e disinteressato.

L’utilità di questo testo è evidente. Gli autori raggiungono in pieno il loro intento d’“informare” e sintetizzano chiaramente in che modo i meccanismi sopracitati possano introdurre l’individuo all’interno di una spirale dalla quale è molto complicato trovare una via d’uscita.
Sta a noi a questo punto il compito di attivare gli anticorpi per rimanere immuni dalle numerose insidie presenti nel web ed evitare così di diventare i prossimi “portatori sani di falsa informazione”.


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